ASSEMBLA PROJECT by Fabio Weik

TEASER “LE TRASMISSIONI RIPRENDERANNO IL PRIMA POSSIBILE” SOLO SHOW FABIO WEIK
“ASSEMBLA SOUND III” FABIO WEIK © 2021 150cm X 100cm

ASSEMBLA Project è composto da installazioni video, opere digitali e da una piramide di manichini pregna di riferimenti socioculturali. 

Il progetto si ispira alla sottocultura hardcore dell’Italia 90’s che realizzava piramidi umane all’interno della discoteca bresciana NUMBER ONE, la prima nota per aver organizzato serate frequentate da gabber e hardcore warriors.

Il nome dell’installazione gioca sulla diffusa confusione tra l’opinione pubblica delle parole “assemblamento” e “assembramento”, spesso scambiate tra loro durante il primo lockdown dovuto alla pandemia di Covid-19. 

In pieno clima di lockdown, Weik ha riunito 40 rappresentanti dell’Old School e della New School Hardcore Italiana e, nel rispetto di tutte le norme igieniche sanitarie, ha cercato di riportare in vita ci  che accadeva nella SALA 2 del NUMBER ONE. L’intera azione è stata catturata in un lungometraggio di 40 minuti a 120freme/sec, da cui sono state ricavate 7 still life.

La scelta della presenza di quest’ultime si deve al fatto che alcuni frame del video sono stati corrotti dall’eccessivo volume dei bpm hardcore durante il giorno delle riprese.

L’effetto glitch è già presente all’interno del percorso produttivo che Weik dedica a tematiche riguardanti il sistema mediatico e si trova anche all’interno di alcuni scatti-portrait inediti, con protagonisti alcuni ragazzi del filmato.

Assieme al video, Weik presenta un’istallazione statica formata da un accumulo di manichini in scala 1:1 con outfit del marchio Australian by l’Alpina, la più famosa marca nel panorama gabber.

Attraverso questa produzione, l’artista indaga sull’estinzione del contatto umano diretto negli ambienti ricreativi. 

In un’epoca non troppo lontana, i frequentatori della discoteca “dell’impossibile” (cosi riportava una targa all’ingresso) si spintonavano tra loro in un momento di collettiva euforia, passando poi a svolgere veri e propri poghi. 

Solamente verso la fine degli anni Novanta è nata la piramide umana, il cui scopo era quello di toccare il soffitto della SALA 2 della discoteca bresciana.

In una sorta di rituale, la “tribù” degli hardcore warriors creava delle piramidi umane al fine di permettere ad un rappresentante del gruppo di salire in alto fino a toccare il soffitto della discoteca, pochi minuti prima della chiusura del locale. 

Il manichino posto dall’artista in cima alla piramide è stato dotato di una maschera facciale a led che riproduce ininterrottamente la formula della distanza tra due punti nello spazio, con l’intenzione di Weik di richiamare l’attenzione sempre sul problema della distanza durante il periodo che stiamo vivendo.

Una distanza che, tra i partecipanti alle piramidi umane negli anni Novanta, era quasi inesistente.

Il rito ricreato dall’artista è basato sull’esaltazione del gruppo, dove ogni singolo individuo è necessario al raggiungimento dello scopo finale.

Con ASSEMBLA Project, Weik ricrea questo rito quasi primitivo causando un cortocircuito emotivo nello spettatore, un mix di nostalgia, di un agognato ritorno alla normalità, nonché di disgusto verso questa vicinanza estrema, animalesca. Il divieto di assembramento, la fobia di un eventuale contatto e l’ossessione per l’igiene sono la nostra nuova normalità. 

L’artista ci porta ad interrogarci sull’effetto che l’inevitabile chiusura di discoteche e concerti, luoghi nevralgici della vita sociale, della distrazione e del divertimento, dove il contatto umano tra individui è reale e non digitale, avrà sulla società e sui giovani. ASSEMBLA Project inoltre, non è solo un riferimento al nostro passato più recente, ma è ispirato alle raffigurazioni storiche delle Forze d’Ercole che si svolgevano durante le festività del Carnevale Veneziano.

Le forze d’Ercole erano una prova di resistenza, abilità, agilità e soprattutto di equilibrio. Consistevano nella formazione di una piramide umana; gli acrobati delle due squadre – i castellani e i nicolotti– salivano uno sopra l’altro, tenendosi per mano e aiutandosi con lunghi pali e travi. 

Chi riusciva a formare la piramide più alta, vinceva lo scontro.

In questa chiave di lettura, opere dal carattere rinascimentale dialogano con quelle digitali raffiguranti il rituale delle piramidi umane di fine novecento, evidenziando la continuità dei tempi e delle usanze sociali.

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